A spasso con Tigro di Enrico Corsetti

10711620_766685900062927_243211069_nOtto giorni vissuti intensamente cavalcando Tigro, il mio Hobie Tiger 18: solo lui ed io!
Otto giorni da ricordare, per me, soprattutto per essere riuscito, da solo, a realizzare questo mio piccolo sogno e a gestire le emergenze durante le navigazioni più impegnative. Otto giorni e circa 300 miglia di Mare vero, dalla Lega Navale di Ostia, fino all’isola d’Elba e ritorno.
Tre le tappe all’andata e tre al ritorno:
Ostia/S.Agostino, poco dopo Civitavecchia;
S.Agostino/Talamone; Talamone/Isola d’Elba;
Isola d’Elba/Isola del Giglio; Isola del Giglio/S.Severa;
S.Severa/Ostia.
Ogni tappa è legata ad avvenimenti ed emozioni che non posso dimenticare, ma due in particolare hanno segnato questa mia esperienza: Talamone/Elba con 20/30 kts di Scirocco e Giglio/S.Severa con 20/30 kts di Maestrale. Entrambe con Mare formato e un paio di mt. d’onda frangente, affrontate con 2 mani di terzaroli la prima e con una mano la seconda. Ecco i brevi racconti delle due tappe.
10717825_766675240063993_548832009_nMercoledì 13 agosto 2014, che soddisfazione! Talamone/Elba Attraversare con 20/30 kts di Scirocco, onda formata, ripida e frangente, cavalcando Tigro. Due mani di terzaroli e fiocchetto rollato, velocità tra gli 8 e i 14 kts, i timoni in risonanza… Non sapevo come mi sarei comportato. La tensione c’era, ma ero determinato, concentrato. Conoscevo bene la meteo che avrei dovuto affrontare e dopo una breve notte praticamente insonne, alle 6 della mattina cominciavo i preparativi e alle 07:30 ero già in acqua. Tigro in versione conservativa ed io con maglia in licra (la mia seconda pelle), muta da combattimento (quella da tre mm.) e sottocasco da sci, eravamo pronti. Il vento cominciava a soffiare con intensità, come previsto, ma la tensione svaniva presto e riuscivo a eseguire tutte le operazioni calcolando il tempo tra le onde, per non aggiungere peso sottovento nel momento sbagliato. Leva fiocco, rimetti fiocco, LEEEVA fiocco, alza derive, abbassa derive, TOOOGLI derive, mangia panino, bevi, mangia merendina, fai pipì (ma non scrivo come). Planate e risalite e poi…planate e risalite. Paura quando la bocca spi stava entrando nell’onda ad oltre 13 kts! L’andatura un po’ troppo alla poggia da me tenuta, mi faceva scarrocciare verso NW rispetto alla rotta ideale. La scarsa visibilità, il cielo plumbeo e il colore scuro delle onde, aggiungevano phatos alla traversata e ad eccezione di tre pescherecci, un traghetto e due mega-yacht con i passeggeri molto incuriositi da questa piccola zattera a vela sperduta (secondo loro) tra i flutti, nessuno era per Mare. Durante le ultime 6 miglia il vento calava leggermente e le percorrevo al traverso per rimettermi in rotta e puntare verso la destinazione prestabilita, poco prima di Porto Azzurro: il Centro Velico Naregno di Silvia Guerra, patria dell’Hobie 16. Verso le 13:00 atterravo nel circolo di Silvia che, insieme agli altri istruttori, mi stavano aspettando e che con entusiasmo e simpatia mi avrebbero ospitato nei successivi due giorni. Che soddisfazione: ero arrivato! Un grazie particolare a Tigro e al Mare, per questo mio personale Mercoledì da Leoni.
10580468_766684166729767_2017396771_nDomenica 17 agosto, una tappa da “prova del 9” Isola del Giglio/S.Severa Alle 6 della mattina sono già all’opera per mettere via la tenda, preparare Tigro ed entrare in acqua al più presto per evitare inutili “problemi burocratici”, visto che a breve la spiaggia del Campese si riempirà. So che il Maestrale mi raggiungerà tardi, ma è meglio andare. L’attesa del Vento è dura e la randa con una mano di terzaroli, non mi aiuta di certo. Circa 5 ore di quasi bonaccia per navigare da Giglio Campese a P.ta del Capel Rosso. Il caldo, la stanchezza accumulata, le pochissime ore di sonno alle spalle, mi invitano a dormire e generano qualche allucinazione. Isso il gennaker per provare a crearmi un vento apparente. Mangio, bevo e canto a squarciagola per mantenermi vigile, ma sono talmente stanco che la bocca della sacca spi di colpo mi sembra il viso di una persona con una grande maschera da sub anni ’60! …e parlo con lui… “Andiamo bene”, penso. In mio soccorso arriva il Maestrale e le allucinazioni volano via con lui. Tigro ed io cominciamo a correre nel Vento. Prima sotto gennaker e poi, al gran lasco, con solo randa con una mano di terzaroli. E sarà così fino a Capo Linaro: che adrenalina! 20, 25 nodi o forse più, onde di 2 mt frangenti. Il timore di non essere all’altezza, pensieri brutti che ti passano per la mente e poi, come d’incanto, la semplicità di gestire Tigro su questo impetuoso fiume in piena. Seduto sulla traversa posteriore, stick in acqua e mano destra sulla barra di congiunzione, apprendo nuove cose ad ogni serie di grandi onde. Trovo il modo anche di gestire qualche piccola emergenza, per evitare che possano causare un evento negativo. Un fazzoletto di gennaker è rimasto fuori, pompa e sbatte. Inoltre la cimetta dell’avvolgifiocco non rimane strozzata e il fiocco tenta in tutti i modi di dare il suo “contributo”. Lasciare il timone per qualche secondo e calcolare il tempo tra le onde per trovare un rimedio, non è semplice, ma tutto fila liscio, anche se, poco dopo, la drizza spi trova il modo di avvolgersi intorno al fiocco. Ma Tigro procede imperterrito, si comporta in modo fantastico e i suoi 18 piedi, sembrano 18 metri, trasmettendomi sempre una sensazione di grande sicurezza. L’arrivo a Capo Linaro è festeggiato dal salto di un enorme tonno a pochi metri dalla prua. Passato il capo, le onde spariscono e l’arrivo a Santa Severa è lento con la randa terzarolata e senza la possibilità di utilizzare fiocco e gennaker. È quasi notte e un Hobie 18 del circolo velico di S.Severa mi viene incontro per farmi strada, dove atterriamo alle 22:00. La “battaglia” è vinta! Che grande esperienza anche questa tappa: quattordici ore al timone, tanta stanchezza, ma altrettanta soddisfazione, condita dalla piacevole e festosa accoglienza degli amici della Velica.
10717427_766680360063481_1091826381_nLunedì 18 agosto rientriamo alla base, con un’ultima “tappa premio”: S.Severa/Ostia, con un ponentino di 10/12 kts che ci permettono di arrivare in sole tre ore! Un bel giro, un’incredibile esperienza per me, vissuta intensamente. Aver sognato, fantasticato e poi realizzato questo giro, mi fa star bene. Il sogno, la curiosità, l’entusiasmo, il timore, la spartanità, la vitalità, la stanchezza, la fatica, la pazienza, la gioia, la simbiosi con i Mare, il grande rispetto per Lui e per il Vento, la soddisfazione, la felicità…, hanno condito questa mia piccola avventura. Un grazie particolare alle belle persone incontrate durante questo viaggio, ma soprattutto ai preziosi consigli di Tullio Picciolini, presidente della Lega Navale Italiana di Ostia e fuoriclasse delle lunghe navigazioni in catamarano e a Daniele Pirozzi,anche lui un maestro dei raid con i Formula18, che con il suo mantra “non devi scuffiare, non devi scuffiare”, mi ha aiutato a mantenere la concentrazione durante i momenti più difficili.
Buon Vento! ENRICO CORSETTI

One Comment

  1. Piero

    Con la sua impresa Enrico ha concentrato molte delle emozioni e delle difficoltà che si affrontano nella vita. E la difficoltà più grande è iniziarla oltre che finirla con successo una impresa di questo genere. Comunque io ho seguito la traversata di Enrico con particolare emozione dall’elba ed ho cercato di immaginare le difficoltà ma anche la bellezza dei momenti che vissuti dal protagonista, che io conosco personalmente anche per altri suoi successi sportivi e che ammiro tantissimo.Ad ogni modo, Enrico ha dimostrato testa, fisico, amore, capacità tecnica e tanto coraggio per fare quello che ha fatto. E proprio per questi requisiti richiesti, l’impresa non è da tutti, al contrario per pochissimi all’altezza..
    Da ultimo complimenti ad Enrico anche per il suo racconto della sua impresa, che mi ha suscitato moltissime emozioni.
    Continua così Enrico,
    Piero Manna

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